Comunicato Stampa del Presidente
On.Edoardo Del Vecchio

L’indagine sulla condizione economica e sui bisogni delle famiglie del Lazio, contenuta nel Rapporto Province 2009, che sarà presentato integralmente nel prossimo mese di ottobre, offre alle Istituzioni un importante sguardo di insieme sulle priorità e sulle direzioni del proprio intervento.
L’indagine ci aiuta inoltre a interpretare le dinamiche e le specificità della crisi nella nostra regione e, indirettamente, quale modello di governance possa essere più idoneo a rispondere alle pressanti richieste dei cittadini.
La crisi nel Lazio è innanzitutto una crisi determinata dalla scarsa distribuzione della ricchezza tra i cittadini e nei territori: il Lazio ha il negativo primato tra le regioni italiane per concentrazione della ricchezza, indotto dal costante allargamento della forbice tra famiglie in difficoltà e popolazione ad alto reddito: nelle mani di quest’ultima (pari al 5,4% dei cittadini che dichiarano oltre 70 mila euro), si concentra infatti oltre un quarto (il 25,2%) del reddito complessivo regionale.
Analogamente, a livello territoriale, i cittadini della provincia di Roma (73% della popolazione del Lazio), dispongono dell’81% del reddito regionale mentre il restante 19% si distribuisce tra le altre quattro province (dove risiede, complessivamente, il 27% dei cittadini del Lazio).
L’indagine ci ricorda inoltre che tutti i segnali della crisi in atto erano già rinvenibili nel biennio 2006-2007 a partire dal rallentamento degli investimenti e della patrimonializzazione delle famiglie o, in altri settori, da quello dei risultati occupazionali e della crescita del Pil; segnali cui è seguito l’aumento delle situazioni di disagio e delle famiglie “relativamente povere” (con consumi inferiori a 986 euro mensili).
Il campione dei cittadini intervistato nel marzo 2009 conferma le crescenti difficoltà che investono la famiglia: quasi la metà di quelle del Lazio (il 47,6% che sale al 70,2% tra le famiglie meno abbienti) dichiara infatti negli ultimi 5 anni una diminuzione del benessere economico, mentre il 43,5% non registra cambiamenti significativi e soltanto l’8,9% indica una dinamica di crescita.
L’insicurezza economica incide anche sulla percezione della qualità della vita, definita insoddisfacente dalla maggioranza degli intervistati (55,1%). Preoccupa il fatto che a registrare i livelli più bassi della qualità della vita sono soprattutto i cittadini dei piccoli comuni (59,3% gli insoddisfatti nei comuni fino a 15 mila abitanti e 64,6% in quelli di 15-50 mila, con 15 punti di scarto sul campione di Roma): si modifica dunque, con la crisi, anche la definizione stessa di qualità della vita, sempre più dipendente da fattori materiali e lontana dalla sua componente identitaria, relazionale e ambientale.
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| PRINCIPALI TAVOLE STATISTICHE.pdf | 55.87 KB |
| 2009_SINTESI FAMIGLIA_CONF_STAMPA 8 LUGLIO_30_06.pdf | 71.25 KB |